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News – Mandara Mozzarella – la mucca arancione

La “Mucchetta” arancione

Mozzarella Mandara

La mucca arancione

Mangiare bene significa non solo sapere che cosa si mangia, ma sapere anche come l’alimento è stato prodotto. Per questo motivo, la “Ilc La Mediterranea” ha intrapreso una strada “all green” per la produzione dei formaggi a pasta filata che l’hanno resa famosa non solo in Italia, ma in ben quattro continenti.

La “Ilc la Mediterranea”, infatti, è l’azienda titolare dello storico brand dell’alimentare italiano “Mandara” che da oltre 39 anni delizia i palati dei suoi estimatori con prodotti come la mozzarella, la provola, i bocconcini, la ricotta e, da ultimo, la burrata e tanti altri piccoli capolavori color (e sapor) latte.

Ma torniamo ai sistemi di produzione.

Da sempre sensibile alle tematiche ambientali, la “Ilc la Mediterranea”, guidata con mano sapiente dal patron Peppino Mandara e dai figli Silvia e Francesco, affiancati da un gruppo di collaboratori ormai diventati parte della famiglia, ha deciso di rendere ancor più sostenibile le attività di produzione nello stabilimento arancione – come la riconoscibilissima bufala che ne rappresenta il marchio – di Mondragone, in provincia di Caserta, terra di elezione per gli allevamenti bovini.

L’azienda – che esporta non solo in Europa, ma anche in Australia, Giappone, Cina, Stati Uniti e Medioriente – ha scelto di utilizzare, per la produzione di energia elettrica necessaria per le varie fasi di lavorazione dei formaggi che poi finiranno sulle tavole dei consumatori, pannelli fotovoltaici fino a 200KW.

Che cosa significa questo?

Che non si produce inquinamento per dare forma a una gustosa mozzarella Mandara perché l’energia fotovoltaica è una energia rinnovabile, che arriva direttamente dal sole. Quindi, a monte dell’erogazione non ci sono centrali a carbone o di altra tecnologia (inquinante).

Una scelta che conferma la filosofia aziendale della “Ilc la Mediterranea” sulla sostenibilità e sull’attenzione e la cura per ogni fase produttiva e per l’ambiente e che di fatto la caratterizza anche come una delle realtà più importanti del mercato agroalimentare sul fronte della tutela dell’ambiente.

Per la produzione mensile di una grande azienda come la “Ilc la Mediterranea” è necessaria però una grande quantità di energia che i pannelli fotovoltaici da soli non riescono comunque a garantire. Allora, che cosa ha deciso di fare la famiglia Mandara per trasformare lo stabilimento arancione in uno stabilimento “verde”?

Ha investito nella costruzione di un impianto biomassa che consente di produrre energia per l’80% del fabbisogno energetico aziendale sfruttando il siero, un sottoprodotto della produzione casearia.

Una vera e propria rivoluzione che di fatto rende del tutto autonoma, dal punto di vista energetico, l’azienda e che abbatte del tutto la necessità di “acquisire” energia elettrica da altre fonti.


Ma che cos’è e come funziona una centrale biomassa?

Ve lo spieghiamo noi.

Una centrale biomassa è una centrale elettrica (ma può essere anche termica) che per il suo funzionamento utilizza l’energia ricavabile da materia organica senza però – ed è questa la cosa importante – la trasformazione della stessa attraverso processi biochimici (fermentazione, digestione anaerobica) o chimici.

Con il termine biomassa potenzialmente si potrebbe indicare una qualsiasi materia di origine organica, tuttavia nel campo delle energie rinnovabili disciplinate per legge si definiscono le biomasse come “la parte biodegradabile dei prodotti residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze animali e vegetali) e dalla silvicoltura e da industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”.

Il siero è la parte liquida del latte che si separa dalla cagliata durante la caseificazione. Contiene lattosio (50-75% della frazione secca), proteine (circa 8-14% della frazione secca) sali minerali (6-8%) e tracce di lipidi, oltre ai prodotti di degradazione del lattosio (acido lattico, glucosio, galattosio) in proporzione variabile a seconda del processo di caseificazione. Quindi, un prodotto naturale al 100 per cento che offre un notevole contributo energetico.

La “Ilc la Mediterranea”, inoltre, per completare la trasformazione in azienda “green” sta ormai da tempo acquistando macchinari e impianti a ridotto impatto energetico, e sta completando l’iter di adesione al progetto “Io sono ambiente” – varato dal Ministero dell’Ambiente – per l’eliminazione di bottiglie e bicchieri di plastica dai distributori in azienda e la loro sostituzione con utensili bio-compatibili.

Ma non è finita. Dalla partnership con la società «Italpack Cartons», azienda con know-how tecnologico trentennale acquisito nel gable top, sono nate infatti due nuove linee di packaging in esclusiva per la «Ilc la Mediterranea»: l’Eco Carton, contenitore pronto all’uso, impilabile e sostenibile, pensato per alimenti sfusi; e l’EvoCup, appunto, un packaging innovativo che garantisce una sicurezza alimentare ed una «shelf-life dei prodotti» identica ai contenitori tradizionali utilizzando però l’85% di plastica in meno. Una attenzione, quella alla tutela dell’ambiente, che da sempre contraddistingue – come abbiamo detto – la filosofia aziendale della «Ilc la Mediterranea».

In particolare, l’EvoCup è composto prevalentemente da materiale rinnovabile e riciclabile: la carta, con una sottile pellicola di polietilene, assicura la freschezza del prodotto e il mantenimento delle proprietà organolettiche.

La «Ilc la Mediterranea», nella sua ultra trentennale storia, si è dimostrata particolarmente attenta alla tutela dell’ambiente e all’efficienza energetica anche nel ciclo produttivo: oltre alle ultime innovazioni di cui abbiamo poc’anzi parlato, negli ultimi anni, ha sviluppato pure un sofisticatissimo sistema di depurazione e filtraggio delle acque – necessarie per la lavorazione dei latticini – che consente un ulteriore livello di controllo e di garanzia per tutti i consumatori.